Caro trasporti, l’allarme di Confindustria Sardegna: «A rischio migliaia di posti di lavoro»

Il costo del trasporto delle merci via mare continua a salire e le imprese sarde sono sempre più in difficoltà. L’allarme arriva da Confindustria Sardegna, che chiede alle istituzioni regionali, nazionali ed europee uno strumento strutturale per garantire la continuità territoriale delle merci.
Sotto accusa ci sono il caro carburante e l’ETS (Emission Trading System), il sistema europeo che fa pagare le emissioni anche al trasporto marittimo. L’aumento delle aliquote si scarica sui noli e quindi su imprese di trasporto e consumatori. Secondo il Centro Studi dell’associazione, negli ultimi mesi il costo del trasporto è cresciuto ben oltre il 48%, e nell’ultimo triennio il solo ETS marittimo è costato alle imprese più di 150 milioni di euro l’anno.
«Il rischio concreto è quello di assistere alla progressiva perdita di competitività di interi comparti produttivi, con conseguenze gravissime sul piano occupazionale e sociale», dichiarano il presidente Alberto Cellino e il direttore generale Andrea Porcu. «Le imprese sarde non possono più continuare a sostenere costi del trasporto superiori rispetto ai concorrenti del resto d’Italia e d’Europa».
I settori a rischio
Se la situazione dovesse proseguire senza interventi, secondo le stime di Confindustria sono a rischio diverse migliaia di posti di lavoro nell’agroalimentare, nel lapideo, nella logistica, nella manifattura e nelle filiere collegate. Alcune aziende, avverte l’associazione, potrebbero essere costrette a chiudere.
La Regione e la manovra di agosto
Nei giorni scorsi l’Assessorato regionale all’Industria ha annunciato un aiuto compensativo per il caro carburante destinato al comparto estrattivo e lapideo per il 2026. Un intervento che Confindustria giudica utile, riconoscendo l’attenzione della Regione. L’associazione chiede però di attivare subito anche gli strumenti straordinari, finanziati con la manovra di bilancio di agosto, per agroalimentare, trasporti e manifattura.
Senza misure strutturali, conclude Confindustria, il rischio è un impoverimento del tessuto produttivo dell’isola, con effetti pesanti anche sugli investimenti futuri.
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