
Venerdì 30 ottobre anche la Sardegna si ferma per lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB) per tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Nell’isola sono in programma tre cortei, a Cagliari, Sassari e Nuoro, all’interno di una mobilitazione che il sindacato definisce internazionale: secondo l’USB, nella stessa giornata si fermeranno oltre 100 porti in 19 paesi contro l’economia di guerra, il traffico di armi e la militarizzazione degli scali.
I cortei: orari e percorsi
- Cagliari: ritrovo alle 9.30 in piazza Garibaldi. Il corteo percorrerà via Garibaldi, piazza Costituzione, via Manno, piazza Yenne, largo Carlo Felice e via Roma, per concludersi al Porto, nell’area dei parcheggi tra il molo Sant’Agostino e la calata Sant’Agostino.
- Sassari: alle 9.30 in piazza della chiesa di San Vincenzo (via Turati).
- Nuoro: alle 9 in via Dante, davanti al Municipio.
A Cagliari, chi si sposta nel centro dovrà tenere conto del passaggio del corteo nel corso della mattinata. La scelta di chiudere la manifestazione al Porto, spiega il sindacato, è un gesto di sostegno alla mobilitazione internazionale “Ports in Action”, alla quale partecipano sigle sindacali dell’area mediterranea, dell’America, dell’Africa e dell’Asia. «Cagliari e la Sardegna entrano in una lotta che non è più solo locale ma internazionale», si legge nella nota.
Le adesioni
Allo sciopero hanno aderito decine di realtà: tra queste il Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina, studenti delle scuole di Cagliari e Sassari, Gioventude de Sardinia, Potere al Popolo, A Foras, Studenti per la Palestina Sassari, Sardigna Global Sumud, il Comitato Diritti Educatori/Educatrici Pedagogiste/Pedagogisti Sardegna, Giovani Palestinesi Sardegna e Pratobello24.
La giornata arriva dopo le manifestazioni del 10, 16 e 17 ottobre che, secondo l’USB, hanno portato in piazza a Cagliari e in altre città dell’isola migliaia di lavoratori e studenti.
Le ragioni della protesta
Lo slogan scelto è “Abbassate le armi, alzate i salari”. Al centro delle rivendicazioni c’è il carovita: il sindacato cita carburanti oltre i 2 euro al litro, una spesa rincarata dal 30 al 50% in cinque anni e bollette di luce e gas aumentate di oltre il 30%, con salari che non recuperano l’inflazione. Tra le richieste: salari adeguati al costo della vita, prezzi calmierati e IVA azzerata sui beni di prima necessità. L’USB critica inoltre il Governo per le risorse destinate al riarmo, a scapito – sostiene – di salari, scuola, sanità e casa.
Nella piattaforma trovano spazio anche scuola e università (alternanza scuola-lavoro gratuita, aule sovraffollate, rapporti tra atenei e industria bellica), la Palestina e il diritto al dissenso, con la contestazione dei decreti sicurezza e del ddl antisemitismo. Il sindacato critica infine le grandi confederazioni, accusate di “restare a guardare”.
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