Strade trasformate in torrenti, locali e attività da svuotare, tombini aperti a mano dai residenti. Martedì pomeriggio, 20 ottobre, un violento temporale si è abbattuto su Bosa e ha mandato di nuovo in crisi la rete di drenaggio urbano. Diverse zone della cittadina si sono allagate, centro storico compreso. Le immagini hanno girato sui social e sono arrivate fino al Tg1.
Il Comitato “Non Ti Temo” si occupa della sicurezza idraulica, dell’ambiente e del paesaggio della Valle del Temo. Per il Comitato l’episodio conferma ciò che denuncia da tempo: a Bosa i problemi più frequenti non vengono dal fiume, ma dalla rete minore urbana e dalle acque che scendono dai versanti.
Le opere contestate
Il Comitato contesta le “Opere di difesa idraulica” della Regione: decine di milioni di euro divisi in tre lotti, il primo dei quali è già in fase di cantiere. Secondo il Comitato, il progetto pensa a difendere la città dal Temo e trascura rii minori, canali e drenaggio urbano. Il timore è che i nuovi muri e le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali ostacolino il deflusso delle acque verso il fiume. Così peggiorerebbero proprio gli allagamenti che colpiscono più spesso la città. C’è poi il confinamento del fiume a monte del Ponte Vecchio: potrebbe alzare il livello e la velocità della corrente nei tratti con le banchine, con rischi anche per gli ormeggi e il porto fluviale.
Il Comitato rivolge la sua accusa principale all’Ufficio del Commissario per il governo del dissesto idrogeologico, che ha commissionato i progetti. A suo dire manca una valutazione d’insieme del fiume, dei corsi d’acqua minori e della rete urbana.
«Più che difesa, offesa idraulica»
«Il temporale ci ricorda quali sono i problemi idraulici che gravano sulla cittadina», commenta Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente del Comitato. «Con le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali previste dalle opere di difesa, il rischio è che Bosa diventi la vasca di raccolta delle acque che faticheranno ancora di più a raggiungere il fiume. Stanno iniziando i lavori del primo lotto, con il terzo arriveranno le valvole a clapet allo sbocco del Rio Piras di Terridi. Per questo ci chiediamo se si possa ancora parlare di opere di difesa o se non si debba parlare piuttosto di “offesa idraulica”».
Il nubifragio è arrivato pochi giorni dopo l’assemblea pubblica “Sicuri di essere al sicuro?”. Lì il Comitato ha presentato ai cittadini i risultati di mesi di studio sulle opere. Ora chiede agli enti competenti di valutare gli interventi nel loro insieme, considerando anche gli effetti sul drenaggio urbano e sui rii minori. La sicurezza della città, conclude il Comitato, non può essere misurata solo sulle piene del Temo.
Foto: immagini condivise sui social, selezione a cura del Comitato Non Ti Temo
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